Editoriale n. 21: Mostri (e) queer

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Questo numero è il risultato del Call for papers intitolato «Verso una nuova prospettiva delle relazioni tra umani e animali: queer, mostri e zombi». Convint* dell’importanza di uno sguardo intersezionale sulla questione animale – uno sguardo che indaghi i rapporti con altri ambiti di lotta e altre aree di ricerca nell’ambito dei Critical Studies – abbiamo stimolato una riflessione volta a «pensare gli animali umani e non umani […] come abitanti di uno spazio condiviso di corpeazione indistinta, nella quale i confini tra le creature e le specie siano con-fusi dall’accettazione di un comune destino di vulnerabilità e finitudine». Abbiamo perciò aperto un dialogo «con quegli esseri che hanno oltrepassato i tradizionali confini di genere, specie e identità». Una radicale scelta di campo, quindi: in una società impegnata nell’escludente produzione industriale di mostri materiali ed immaginari, abbiamo scelto di stare dalla parte dei mostri, di divenire mostri.

Le interviste e i saggi proposti, attraversati tutti dalla mostruosità, si sono disposti, come per incanto, in modo tale da rispettare l’usuale suddivisione in sezioni della rivista. Testati dagli animali – lo spazio che ha ospitato finora le interviste a Judith Butler e a Michael Hardt – si arricchisce di un altro tentativo, che speriamo fecondo, di “forzare” le categorie usate da importanti pensatori/trici del nostro tempo verso una “presa in carico” della questione animale. Massimo Filippi ed Eleonora Adorni dialogano con Rosi Braidotti sul ruolo che il mondo non umano dovrebbe giocare nell’ethos postumano: la nota filosofa femminista conferma a chiare lettere la necessità di includere gli animali in quella complessa rete di interconnessioni rizomatiche che lei stessa ha ripetutamente indagato nel corso della sua riflessione.

In Officina della teoria Chloë Taylor affronta il tema del soggetto “anormale”, rappresentato in questo caso dal vegetariano patologizzato (soprattutto femminile) quale emerge dal discorso scientifico e giornalistico fondato sull’invenzione di un’altra entità nosologica – l’ortoressia, questa volta – e da quello letterario, di cui costituisce un esempio quanto mai illustrativo la produzione romanzesca di Margaret Atwood. David Del Principe discute le categorie di umano, inumano e mostruoso, analizzando carnivorismo, vegetarismo e cannibalismo nella letteratura gotica, nella produzione cinematografica e nel dibattito statunitense sulla carne in provetta.

Territori delle pratiche accoglie due contributi sul corpo transgender: Susan Stryker, in un saggio visionario scritto nella prima metà degli anni ’90 (e colpevolmente non ancora tradotto in italiano) reinterpreta il corpo della creatura del Frankenstein di Mary Shelley come transgender, rivendicando anche per sé l’etichetta di “mostro” e di “creatura”; condizione situata che le permette di indagare le potenzialità sovversive del “contro natura” e dell’inumano. Ellen Campbell esplicita il gesto anti-antropocentrico di Stryker, utilizzando un’ampia gamma di strumenti concettuali – dall’etica cyborg di Donna Haraway, alla nozione di indistinzione di Matthew Calarco alla decostruzione derridiana dell’ospitalità –, elaborando una critica serrata al concetto di “diritti” (umani e animali).

In Tracce e attraversamenti, Emilio Maggio, prendendo le mosse dal tema della metamorfosi, a partire da Franz Kafka e dall’opera cinematografica di Francesca Mazzetti, descrive un paesaggio mutante e allucinato costruito attorno alla critica della categoria di “persona”. Federico Zappino, uno dei maggiori esponenti del pensiero queer in Italia, risponde alle domande di Marco Reggio e Massimo Filippi, ribadendo le potenzialità dirompenti di un accoppiamento non riproduttivo tra pensieri e pratiche volte da un lato alla denaturalizzazione del binarismo di genere e dall’altro di quello di specie.

«E gli zombi?», potreste domandarci a questo punto. Li abbiamo contattati, ma loro hanno deciso di non materializzarsi, di rimanere spettrali, di non rispondere al nostro appello. Anche questo – o forse proprio questo – è un incontro autentico.



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This entry was posted on lunedì, giugno 15th, 2015 at 12:39 and is filed under General. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. Both comments and pings are currently closed.