Sconfinamenti onirici per pensieri ribelli – A. Pigliaru (Il Manifesto)

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Saggi. «Sento dunque sogno. Frammenti di liberazione animale» del neurologo Massimo Filippi per Ortica

di Alessandra Pigliaru

Il Manifesto, 17/2/2016

 

Per discutere se il sogno sia un autoinganno o risponda a una parte antichissima di noi stessi, non c’è bisogno di scomodare la ricchissima letteratura filosofica a riguardo, né Cartesio quindi, né la svolta psicoanalitica seppure sia grazie a quest’ultima che molte scritture novecentesche hanno assunto nei confronti del sogno un atteggiamento più indulgente e articolato, che racconta una soggettività porosa, sia in sonno che in veglia.

In questa breve premessa si inserisce anche un piccolo libro scritto da Massimo Filippi e appena pubblicato per le edizioni Ortica, Sento dunque sogno. Frammenti di liberazione animale (pp. 78, euro 9). Il testo si compone di due scritti: il primo è una raccolta di sogni mai sognati da Theodor W. Adorno, il secondo è una riflessione sul concetto di corpo a partire da Jean-Luc Nancy. Sembrano slegati ma non lo sono affatto. Prendendo spunto da ciò che il filosofo francesce Jacques Derrida suggerisce intorno a Il sogno di Benjamin a proposito della connessione tra teoria critica e decostruzione, Filippi elegge il territorio smarginato del sogno come luogo di incontro tra Adorno e Nancy ma soprattutto con gli animali.

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