Verso un sentire collettivo postumano – Luigia Marturano

Luigia Marturano

Verso un sentire collettivo postumanoleghissa

Liberazioni n. 23

 

É un rabbino in meditazione sul far della sera a introdurre alcuni interrogativi sulla spiritualità che Giovanni Leghissa pone all’inizio del suo saggio. In questa scena, un animale, che viene trascinato al macello per essere squartato, passa accanto all’uomo concentrato in preghiera. La tristezza trapassa quelle due esistenze da pelle a pelle, scorre in profondità, intesse e annoda una ruvida consapevolezza che da una parte è quella della morte imminente, dall’altra è lo smarrimento e il vuoto per un’azione solidale mancata. Leghissa si domanda se e in quale modo le grandi tradizioni religiose possano contribuire a costruire «un’interazione paritetica con tutto il mondo vivente non umano». Sorvola però sul fatto che proprio le religioni rivelate abbiano creato per l’umano un celeste terreno d’elezione scolpendo nella pietra una tragica gerarchia fra i viventi. É comunque un’altra la questione su cui l’autore focalizza la propria attenzione: un’intensa partecipazione intellettiva ed emotiva che porti a pratiche di condivisione fra i viventi può definirsi una forma di spiritualità? Leghissa richiama qui il concetto foucaultiano di spiritualità come “esercizio” per rendere il vivere conforme a determinati principi e alla capacità performativa di questi in relazione alla “cura di sé”, affinché sia possibile «vivere secondo ragione». Su altro asse, dunque, rispetto all’ottica del trascendente, del divino e delle rivelazioni, una tale spiritualità si concretizza nella dimensione del postumano.

 

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