[recensioni] Un’eterna Treblinka

A407

Animali/
Un’eterna Treblinka

recensione di Silvia Papi

su A Rivista Anarchica, maggio 2016

Il titolo dato a questo libro può sembrare una provocazione. Un’immagine azzardata per scuotere la nostra immaginazione un po’ assopita e renderci più attenti rispetto al modo in cui vengono trattati soprattutto gli animali “da reddito” e quelli usati per la “ricerca scientifica”. Non è così. Niente provocazioni. Si tratta invece di un’analisi lucida, anche dal punto di vista storico, condotta con metodo, che indaga, pone a confronto e trae le debite conclusioni rispetto alla vita, quando non viene più riconosciuta come tale in uno o più soggetti che, di conseguenza, divengono oggetti e come tali utilizzabili per molteplici scopi e interessi.
Analisi sostenuta e avvalorata, nella seconda parte del testo, da racconti personali di ebrei – sopravvissuti o comunque coinvolti, per storie familiari, nella Shoah – che hanno preso posizione rispetto allo sterminio animale.
Paragonare lo sterminio degli animali nei mattatoi alla Shoah viene spesso considerato scandaloso e lo scandalo è ciò di cui non si deve parlare o perché così evidente che non merita aggiunta di parole o perché talmente fuori luogo che è più giusto lasciar perdere, precisa Massimo Filippi nella prefazione al testo, mentre per capire se del confronto tra Olocausto e condizione animale sia possibile parlare è necessario arrestare le risposte immediate, causate dall’indignazione umanitaria, e provare a comprendere che cosa questo confronto mette in gioco. Questo è ciò che efficacemente viene fatto da Charles Patterson in Un’eterna Treblinka – Il massacro degli animali e l’olocausto, (editore Eir, Roma, 2015, pp. 321, € 16,00). È bene stabilire una cosa – chiara per tutti – e cioè che le molteplici differenze biologiche del mondo animale sono di grado e non di genere. Non esiste una caratteristica biologica capace di separare in maniera netta e definitiva un gruppo di individui di una specie da un altro; il che in parole semplici significa che gli umani altro non sono che altri animali e quindi “ciò che dovrebbe provocare orrore è che, costantemente e indipendentemente dalla specie di appartenenza, il vivente venga smembrato, che la carne viva sia trasformata in carne da macello […] smembramento che certamente non ha risparmiato e non risparmia gli animali umani”. E, a ben guardare, lo smembramento si estende – dico io – in tutti quei luoghi dove il corpo vivente della terra viene trivellato, disboscato, cosparso di sostanze tossiche sempre per lo stesso identico motivo economico.

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