Lo stupro degli animali, la macellazione delle donne – di C. J. Adams

 

Riproponiamo un articolo dell’importante studiosa Carol J. Adams, di cui prossimamente sarà pubblicato il capolavoro The Sexual Politics of Meat per la prima volta in traduzione italiana:

 

Non è irragionevole supporre che la prima metafora fosse
animale. (John Berger, Perchè guardare gli animali?)

Maneggiò il mio seno come se ne stesse facendo una
polpetta. (Mary Gordon, Final Payments)

Era impossibile soffermarsi a lungo senza cadere in uno
stato d’animo filosofico o sentimentale, senza cominciare a
mettere in gioco simboli e metafore, senza udire lo stridio di
maiale di tutto l’universo. (Upton Sinclair, La giungla)

Una prospera creatura sessuata è adagiata accanto al suo drink: indossa solo gli slip di un bikini ed è abbandonata su un’ampia poltrona, con la testa reclinata in modo seducente sopra un elegante merletto ricamato. Un drink invitante con una scorza di limone l’attende sul tavolino. Tiene gli occhi chiusi; la sua espressione comunica piacere, rilassamento, lussuria. Si tocca tra le cosce, concentrata nella masturbazione. Anatomia della seduzione: oggetto sessuale, drink, camera accogliente, attività erotica; la formula è completa. Ma non è una donna che prova a sedurci, è un maiale. È Ursula Hamdress, che fece la sua apparizione su Playboar, una rivista che si autodefinisce «il Playboy dell’allevatore di maiali». Come si può spiegare in questa immagine pornografica la sostituzione di una donna con un animale non umano? Costei ci sta invitando a stuprarla o a mangiarla?

Nel 1987 ho presentato Ursula Hamdress nella sessione intitolata Sexual Violence: Representation and Reality nell’ambito di un incontro su Feminism and Its Translations presso la Princeton’s Graduate Women’s Studies. Nello stesso mese, a meno di 60 chilometri di distanza, tre donne vennero trovate incatenate nello scantinato della casa di Gary Heidnik a Filadelfia. In cucina, parti del corpo di una donna furono rinvenute nel forno, in una pentola, sulla stufa e nel freezer. Le gambe e le braccia erano state mangiate da un’altra donna prigioniera costrettavi dal carceriere. Una delle sopravvissute raccontò  che, durante la prigionia, Heidnik la violentò più volte, mentre era incatenata.

Continua a pagina 24…



This entry was posted on mercoledì, maggio 4th, 2016 at 17:48 and is filed under General. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. Both comments and pings are currently closed.