Animali senza metafora

Animali senza metafora

Marco Reggio

da: alfabeta2

Di animali, negli ultimi tempi, si parla diffusamente. Non si contano le pubblicazioni sui “diritti animali”, sull’animalità o sul posthuman, per non parlare dei libri di cucina vegana (che, a ben vedere, non fanno che rimandare all’assenza dei corpi non umani nelle ricette che propongono); le lotte e i dibattiti sugli avanzamenti legislativi utili a garantire un miglior trattamento ai membri di altre specie utilizzati nei processi produttivi sono all’ordine del giorno. Un tale fiorire di discorsi – che spesso prendono le mosse dalla necessità di denunciare delle forme di sfruttamento anche brutale – suscita però un quesito piuttosto arduo: è possibile parlare di animali senza sovradeterminarne le esistenze? Come rendere giustizia a dei soggetti che costituiscono, quotidianamente, una fondamentale materia prima per la nascita e il perpetuarsi del capitalismo, sia dal punto di vista fisico che da quello simbolico? Come parlare – da umani – di non umani senza prendere parola al posto di qualcun altr*? Una possibile risposta a queste domande è quella proposta da Massimo Filippi nel suo Sento dunque sogno. Frammenti di liberazione animale (Ortica 2016). Non tanto perché il testo contiene la risposta, ma piuttosto perché prova a metterla in atto: un libro che «non è un libro, ma un esperimento senza cavie».

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